
Inciampare per ricordare. Le Pietre d’inciampo per il Giorno della Memoria 2026 (Vezza d’Oglio)
Domenica 18 gennaio 2026 a Vezza d’Oglio, nella torre Federici alle ore 21, la vigilia della cerimonia di posa di tre Pietre d’inciampo dedicate ad altrettanti cittadini vezzesi si è tenuto un incontro pubblico per illustrare il progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig e presentare i tre Internati Militari: Giuseppe Ferrari morto a Guben il 23.1.1944, Martino Ventura morto a Gross Fullen il 29.6.1945 e Martino Attilio Zampatti morto a Mittelbau Dora il 7.2.1944;
Sono intervenuti il Sindaco di Vezza d’Oglio Paolo Guerino Gregorini, Daniele Orsatti, ricercatore di storia locale e promotore del progetto per il paese, Alberto Franchi, coordinatore provinciale del progetto Pietre d’inciampo.
L’iniziativa è stata promossa da Comune di Vezza d’Oglio e CCDC, con il contributo della Fondazione Comunità Bresciana.
L’intervento del Sindaco del Comune di Vezza d’Oglio Paolo Gregorini:
«Porgo i miei saluti a tutte le autorità civili militari e religiose qui riunite, a tutti voi cittadini e alle scuole presenti, motivo per me di orgoglio. Quella di oggi è una giornata molto importante per la nostra comunità, che si accinge a compiere un gesto dal grande significato, e ad entrare nella vasta rete di città e comuni di tutta Europa che hanno già aderito a questo progetto. Oggi non ci accingiamo a installare soltanto dei piccoli blocchi di ottone nel selciato di alcune delle nostre vie. No, oggi noi compiamo un atto di giustizia restituendo un nome e una storia a tre nostri concittadini che la furia cieca del nazifascismo aveva tentato di cancellare per sempre. A partire da domani, queste pietre d’inciampo saranno parte integrante del nostro paese, del nostro paesaggio urbano. D’ora in poi, camminando per le vie in cui stiamo per recarci, i passanti inciamperanno, non con i piedi ma con il pensiero, e saranno invitati a fermarsi un momento e a leggere: qui abitava Martino Ventura, qui abitava Martino Zampatti, qui abitava Giuseppe Ferrari. Non tre nomi incisi sulla pietra di un monumento, ma tre persone, tre vezzesi. Ognuno di loro aveva una vita, un lavoro, degli affetti. Una casa. Proprio davanti a queste case, da cui furono strappati, poseremo le pietre che eternamente ricorderanno il loro sacrificio. Un sacrificio compiuto senza colpa, se non quella di essere stati soldati italiani, invisi a un regime privo di alcuna umanità che Martino, Giuseppe e Martino ebbero il coraggio di rifiutare. Quando dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 furono deportati nei campi di lavoro e concentramento della Germania nazista, come molti altri italiani e vezzesi, ebbero il coraggio di dire no alla Repubblica Sociale, di dire no al Fascismo e al Nazismo, no alla guerra spaventosa che quei regimi avevano promosso. Ebbero il coraggio di rimanere nel lager, di sopportare le condizioni di vita e lavoro disumane che li avrebbero uccisi, il coraggio di rischiare la morte lontani da casa e dalla propria famiglia. Una resistenza silenziosa, sì, ma non per questo meno significativa. In quei campi, la barbarie del Nazismo cercò di trasformare gli esseri umani in cifre, di annullare gli individui, di gettare milioni di vite nell’oblio. Consegnando queste pietre alla terra, noi oggi invertiamo quel processo: riportiamo le vittime a casa, alla loro casa, e nel farlo ne ricordiamo il nome. Noi oggi diciamo chiaramente che Vezza d’Oglio non dimentica e non vuole dimenticare. Questi nomi saranno più forti dei freddi numeri con cui il lager provò a sostituirli, e resteranno per sempre nelle nostre vie a perenne ricordo. Da questa piazza, dedicata al ricordo di quelli che per la nostra libertà persero la vita il 4 luglio del 1866, parte la nostra memoria di chi, per la stessa libertà, incontrò la morte nei campi di concentramento: di Martino e Martino, che furono costretti ad abbandonare i propri figli ancora bambini, e di Giuseppe, egli stesso deportato quando era poco più che un ragazzo. Ai ragazzi e ai bambini delle scuole dico: queste pietre, alla cui posa avete partecipato con entusiasmo, sono prima di tutto per voi. La memoria non è un esercizio sterile, non guarda al passato, ma si volge al futuro, a voi giovani. Ancor di più in quest’epoca in cui la violenza e l’odio stanno riaffiorando pericolosamente in molte parti del mondo, siate testimoni di un’Italia e di un’Europa che rifiutano il silenzio e che a gran voce ricordano i nomi di Martino, Giuseppe, Martino e delle altre decine di migliaia di vittime che le pietre d’inciampo ricordano in tutta Europa. Abbassare lo sguardo per leggere questi nomi, significa alzarlo verso un domani più consapevole, un domani del quale sarete protagonisti. Un grazie ancora a tutti voi qui presenti, alle famiglie di Martino, Giuseppe e Martino, ad Alberto Franchi coordinatore del progetto per Brescia e Provincia, a Branchi Fabio presidente della sezione camuna ANEI (associazione internazionale ex internati) e alle scuole che grazie al loro prezioso contributo hanno aiutato nella ricostruzione delle biografie. Un sentito ringraziamento al Dottore Daniele Orsatti per l’impegno, la passione e la conoscenza dimostrata della storia. Il suo lavoro di ricerca è stato promotore di questa bellissima iniziativa. Senza il suo fondamentale contributo nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile.»