Le sfide dell’Europa tra populismo e democrazia

Le sfide dell’Europa tra populismo e democrazia

Martedì 14 aprile 2026 Adam Michnik, storico dissidente polacco e direttore di Gazeta Wyborcza, ha parlato a Brescia nella Sala Bevilacqua di via Pace n. 10 – ore 18.30 sul tema: Le sfide dell’Europa tra populismo e democrazia  in dialogo con Francesco M. Cataluccio, saggista e scrittore, responsabile editoriale della Fondazione Gariwo.

L’incontro, promosso dalla CCDC Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura in collaborazione con i Padri della Pace e la Fondazione Gariwo, ha avuto il patrocinio del Comune di Brescia e della Regione Lombardia, e rientra nelle iniziative per il 50 anni della CCDC sostenute da Fondazione Comunità Bresciana, Fondazione ASM e Fondazione Banca San Paolo.

MICHNIK, ADAM (Varsavia, 1946). Politico, storico e giornalista polacco. Figlio di comunisti, Michnik si scontrò precocemente con il potere: fu arrestato nel 1965, ed espulso dall’Università l’anno successivo, per aver fondato l’irriverente “Club degli Indagatori delle contraddizioni”. Fu tra i protagonisti del “sessantotto” polacco e venne per questo condannato a due anni e mezzo di carcere. Tornato in libertà, fece l’operaio nella fabbrica di lampadine “Rosa Luxemburg” di Varsavia e poi il segretario dello scrittore Antoni Slonimski (1895-1976). Nel 1973 fu autorizzato a proseguire gli studi di storia a Poznan, dove si laureò nel 1975. In quegli anni maturò la convinzione della necessità di dare una forma organizzata al dissenso in Polonia e cercare di portare la parte più avanzata della Chiesa polacca su posizioni di appoggio politico e organizzativo alle richieste di democrazia e libertà del popolo polacco. Come sostiene nel suo famoso libro, La chiesa e la sinistra in Polonia (1977; trad. it.  Queriniana, Brescia 1980): “quando il socialista si accorge che il suo nemico non è la fede religiosa, bensì il fanatismo, la menzogna e la tirannia, egli si accosta a una Chiesa che lega la propria libertà a tutte le libertà dell’uomo”.

Quando il suo fraterno amico e “maestro” Jacek Kuron, fondò, nel 1976, assieme ad altri tredici intellettuali e artisti, il Comitato di difesa degli operai (KOR), Michnik, da Parigi (dove si trovava su invito di Jean-Paul Sartre), si diede da fare per raccogliere il massimo di appoggi internazionali a questa iniziativa. Agli inizi di maggio del 1977, prima di far ritorno in patria, Michnik aderì ufficialmente al Comitato e ne divenne, entrando e uscendo dalle prigioni, uno dei principali animatori, preparando, anche grazie al giornale clandestino “Robotnik” (L’operaio), la mentalità e le strutture che portarono alla vittoria dei lavoratori nell’estate del 1980. Nominato consigliere di Solidarnosc fu,soprattutto nei primi mesi, uno dei politici più vicini a Walesa. Arrestato la notte del 13 dicembre 1982, fu incarcerato con l’accusa di aver voluto sovvertire il sistema. Rilasciato, in base all’amnistia, nel luglio 1984, fu di nuovo arrestato, nel febbraio del 1985, e condannato a tre anni e mezzo di reclusione.

Negli anni ottanta, Michnik, al pari di alcuni esponenti “riformisti” del POUP, guardava alla vicenda del ritorno alla democrazia della Spagna dopo la morte di Franco, come a un modello di transizione senza sangue, una fuoriuscita dal debole e contraddittorio regime totalitario, voluto e sostenuto dai sovietici, senza traumatiche “rese dei conti”. La “tavola rotonda” tra potere e opposizione, che pose le basi dell’ odierna Polonia, agli inizi del 1989, fu il suo massimo successo politico, ma anche l’inizio di un periodo contraddittorio, carico di soddisfazioni (soprattutto la fondazione e la direzione, fino al 2005, del maggior quotidiano indipendente polacco: “Gazeta Wyborcia”) e delusioni (la dissoluzione di Solidarnosc come forza politica e lo scontro con Walesa; le polemiche per la sua eccessiva indulgenza verso gli ex-comunisti; la campagna per infangare il suo indiscutibile rigore morale). Michnik è stato uno dei maggiori esponenti della sinistra laica del dissenso polacco e, assieme al céco Havel, il più acuto e coraggioso pensatore politico dell’Europa orientale. (Francesco M. Cataluccio)

Francesco M. Cataluccio ha scritto saggi sulla letteratura, la storia e la cultura della Polonia e del Centro Europa. Ha curato le opere di Witold Gombrowicz, Bruno Schulz, Gustaw Herling, Bronisław Geremek. È autore di Immaturità. La malattia del nostro tempo (Einaudi, Torino 2004).

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