«Amare una persona è come dirle tu non morirai»

Questo pensiero del filosofo esistenzialista francese Gabriel Marcel mi sembra che riassuma bene il senso del nostro ritrovarsi qui in piazza a Rudiano, davanti al Municipio, sede delle Istituzioni e poco distanti dall’abitazione di Via Castello 35 dove abitava Giacomo Bessi. Anche senza averlo conosciuto gli vogliamo tutti bene e siamo venuti qui per onorare il suo sacrificio. Non dimentichiamo, in questa occasione, che il suo ricordo per i familiari è anche un nodo di dolore, per cui stringiamoci a loro con tutto il nostro affetto. È bello che l’Amministrazione Comunale abbia fatto sua l’iniziativa e tributi il suo omaggio, facendo proprio questo nodo di amore e sofferenza. Ringrazio in particolare la dottoressa Consolandi, Vicesindaca, per la disponibilità e la collaborazione che ha mostrato nei mesi che hanno preceduto questa giornata e ringrazio il ricercatore Morris Marranzano che con il suo lavoro negli archivi è riuscito a farci conoscere nuovi, decisivi passaggi della vita di Giacomo Bessi. Amore e sofferenza della famiglia si fanno oggi pubbliche, condivise grazie al progetto artistico di Gunter Demnig, l’artista tedesco che nel 1996 ha creato le pietre d’inciampo. Il suo progetto ha lo scopo di “mantenere viva la memoria della deportazione e dello sterminio delle vittime del nazismo: ebrei, sinti, rom, oppositori politici, omosessuali, testimoni di Geova e disabili”. È significativo riscontrare l’analogia tra la motivazione di Demnig e quella esplicitata nella legge 211 del 2000 con cui la Repubblica Italiana ha istituito il Giorno della Memoria. Demnig è solito citare anche un detto della tradizione ebraica, del Talmud: “Una persona muore davvero solo quando si dimentica il suo nome”; ed ecco che oggi il nome di Giacomo Bessi torna a Rudiano grazie a questa pietra d’inciampo e noi lo ritroveremo tutte le volte che passeremo in via Castello davanti a quella che fu la sua casa.

Dal 1996 le pietre d’inciampo sono più di centosettantamila e da allora si sono tenute decine di migliaia di cerimonie analoghe a questa nostra odierna in tutta Europa, in città e in villaggi sparsi dalla Grecia alla Norvegia, dalla Spagna all’Ucraina e alla Russia. Centosettantamila, un grande numero, ma ancora molto poco rispetto ai milioni e milioni di vittime della dittatura di Hitler e dei suoi alleati, tra cui purtroppo l’Italia fascista di Mussolini. È fortissima la discrepanza tra le vittime e le pietre d’inciampo, eppure, Gunter Demnig continua instancabile a produrle e a metterle a dimora, come ha fatto a Brescia il 13 gennaio scorso. A chi gli chiede cosa lo spinga a proseguire senza posa nel suo intento l’artista risponde: “era necessario che qualcuno iniziasse ed era meglio che costui fosse un tedesco, perché l’orrore è partito dalla in Germania”. “Una persona, un nome una pietra” questa è l’ispirazione che muove Gunter Demnig in contrapposizione a un sistema che aveva cancellato la dignità della persona umana, la sua individualità, per farne numeri, pezzi, “stücke” come ci hanno raccontato Primo Levi e gli altri sopravvissuti ai lager. Se una sola era la lingua degli aguzzini ogni pietra d’inciampo è incisa a mano con martello e punzoni, lettera per lettera, nella lingua della vittima; ogni pietra d’inciampo è quindi un pezzo unico come unica è ogni persona. Questa manualità restituisce ad ogni persona la sua dignità, in contrapposizione a un sistema che aveva cancellato le persone e le aveva ridotte a numeri. La posizione di ogni pietra, davanti alla casa della vittima a cui è dedicata, ci ricorda che un giorno da qui questi nostri concittadini furono strappati con la violenza per non fare più ritorno, qui iniziò per così dire la loro agonia. Anche per questa scelta di posizionarle nei luoghi della vita di ogni giorno, le pietre d’inciampo sono state definite “monumenti minimi e antiretorici”. Cosa c’è infatti di più antiretorico del trovarsi come noi oggi davanti alla casa di Bessi? Le pietre d’inciampo sono poste per terra, ci fanno chinare il capo per leggerle e così anche inconsapevolmente compiamo un piccolo gesto di deferenza verso la persona ricordata e non inciampiamo con il piede, ma con il cuore e la mente. Le pietre d’inciampo sono poste per terra anche per ricordarci che su quelle storie si erge il nostro presente, ci ricordano che la nostra convivenza civile si fonda sui valori dell’antifascismo che hanno preso corpo nella Costituzione della Repubblica Italiana. Ricordiamo allora l’articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Proprio di fronte alla storia personale di Giacomo Bessi, aviere dell’Aeronautica, arrestato e condannato a quattro anni di carcere per essere giunto alle mani durante un diverbio con un superiore, ricordiamo l’articolo 27: Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Questo progetto artistico non si esaurisce in cerimonie come quella odierna, bensì siamo noi che lo rinnoviamo ogni volta che nel nostro cammino ci imbattiamo in una pietra d’inciampo. La loro semplicità ci permette di capirne il significato anche se la troviamo in un altro paese europeo e non ne conosciamo la lingua. È confortante sapere che noi oggi siamo idealmente uniti ad una comunità di milioni di persone in tutta Europa che prima di noi hanno compiuto questo gesto e lo ripeteranno in futuro. Sono cittadini europei che come noi vogliono fare memoria della tragedia che fu per trarre nuova motivazione a leggere la realtà dei nostri giorni con occhi critici, attenti a distinguere tra chi opera nel rispetto della dignità umana, per la promozione della pace e dell’intesa tra i popoli e chi invece calpesta questi valori per i propri fini. Le pietre d’inciampo ci invitano a costruire un’Italia, un’Europa, un mondo di libertà, di giustizia, di democrazia e di pace.

NOTA: Testo dell’intervento tenuto in occasione della posa di una Pietra d’inciampo a Rudiano il 24 gennaio 2026.

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