
Born in Europe – mostra
Sabato 2 maggio 2026 alle ore 11 a Mazzano, Via G. Mazzucchelli, 2 (Sala polivalente c/o Biblioteca Franca Meo), si è tenuta l’inaugurazione della mostra “Born in Europe – l’impronta della generazione Z sull’Europa”, esposizione di elaborati grafici del Corso di Grafica 1 dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia.
Sono intervenuti Liviana Rocchi, ViceSindaca del Comune di Mazzano, il Presidente della CCDC Maurizio Faroni, la Vice Direttrice dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia Sara Zugni, Alessandro Chiarini, docente dell’Accademia e il prof. Matteo Manfredi, docente di diritto internazionale e dell’Unione Europea nell’Università di Palermo e nell’Università Cattolica
La mostra rimane aperta sino al 9 maggio con i seguenti orari: lun/mer/ven/sab 9:30-12:30; lun/mar/mer/gio/ven 14:00-18:30.
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L’iniziativa è promossa da CCDC Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, Accademia di Belle Arti SantaGiulia e Comune di Mazzano.
Qual è l’impronta della Generazione Z sull’Europa? Che cosa pensano i giovani nati attorno agli anni Duemila delle istituzioni europee? Quale valore attribuiscono alla loro identità di cittadini europei? Sono queste alcune delle domande che hanno guidato la riflessione degli studenti e delle studentesse del primo anno dell’Accademia SantaGiulia, indirizzo Grafica. A ogni interrogativo è stata associata una risposta sintetica, nero su giallo: nero l’inchiostro, gialla la carta dei post-it. I fogli, appesi alla parete, hanno dato avvio a oltre un’ora di confronto e dibattito su ciascun concetto. Pochi giorni prima, il professor Matteo Manfredi, docente di diritto internazionale e dell’Unione Europea, ospite in aula magna, aveva accompagnato gli studenti dentro il sistema di norme e principi che regolano i rapporti tra gli Stati membri, aiutandoli a leggere con maggiore consapevolezza il tema. Sulla parete, riempita dai post-it, sono comparse parole come diritti, pace, piazze, coesione, diversità, libertà, complessità, potere. Il docente staccava un biglietto alla volta e chiedeva: “Chi ha scritto ‘pace’? Chi ‘piazze’? Chi ‘complessità’? Perché?”. Ogni studente era invitato a raccontare le ragioni della propria scelta. Alcuni concetti — come “potere” — hanno acceso discussioni particolarmente vivaci; su altri, invece, si è registrata fin da subito una convergenza unanime, su tutti: i diritti. A ogni parola è poi corrisposta un’immagine, a ogni idea una forma visiva: sono nati così una cinquantina di artefatti. Un racconto per immagini dell’impronta che la Generazione Z sta lasciando sull’Europa. (Alessandro Chiarini)
SALUTO DEL PRESIDENTE CCDC MAURIZIO FARONI. BORN IN EUROPE: IL SENSO DI UN’AVVENTURA POSSIBILE. Quando nell’aprile 1976 nasce la Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, l’Europa si presenta ancora profondamente divisa. Non solo il muro di Berlino separa l’Europa occidentale dall’Europa controllata dall’Unione Sovietica attraverso un regime oppressivo, ma della stessa Comunità Economica Europea fanno parte solo nove paesi. Per Matteo Perrini, fondatore della CCDC, e per tutti noi, un’Europa unita che abbracciasse ogni popolo del continente era un sogno che pareva irrealizzabile. Ma un sogno sul quale aveva senso impegnare le proprie energie per la bellezza del traguardo. A distanza di cinquant’anni, all’apparenza, molti passi sono stati compiuti e in parte il sogno sembra essersi realizzato: il muro di Berlino è caduto, la Comunità Economica Europea si è trasformata in Unione Europea, i paesi membri sono divenuti ben 27 e molti altri ambiscono a farne parte. Eppure tutti noi percepiamo la fragilità di questa costruzione, non solo per le minacce che le derivano dall’esterno, anche da paesi un tempo amici, ma soprattutto per le molte forze che dall’interno cercano di minarne le fondamenta appellandosi a populismi e sovranismi che ne tradiscono la vocazione ad unire i popoli, a costruire ponti, ad assicurare democrazia, libertà e benessere a tutti indipendentemente dalla loro origine. Per riattualizzare costantemente questo messaggio la CCDC si impegna da sempre nell’approfondimento di quell’identità europea che, a partire dal dopoguerra, si è progressivamente qualificata come un’ancora per i valori migliori della nostra civiltà. E lo facciamo andando alle radici culturali, letterarie, sociali e politiche di questo progetto affascinante, non privo di limiti e di incongruenze, ma così unico nella sua capacità di costruire l’unità nella diversità. Non è un caso, quindi, che l’intero programma di incontri per i cinquant’anni della nostra attività sia stato ricondotto sotto il titolo “Il futuro ha radici: i valori europei alla prova di un mondo incerto”. Un percorso nel quale incontreremo alcuni dei testimoni più significativi di questo tempo con eventi, incontri e dibattiti di assoluto livello. Ma abbiamo pensato che questo progetto sarebbe rimasto incompiuto se non avesse incontrato anche la passione dei più giovani, se un senso di cittadinanza europea non fosse sentito anzitutto da loro, se non fosse ad essi affidata la costruzione di nuovi e più ambiziosi traguardi. Per questo abbiamo programmato alcune decine di incontri su tematiche europee in molte scuole superiori della città, e persino in alcune scuole elementari, così come abbiamo cercato collaborazioni per realizzare materiale multi-mediale del quale fossero autori gli studenti stessi. Abbiamo creduto infatti che la bellezza del progetto europeo, la riflessione sui suoi valori e sui rischi a cui è esposto, potesse essere meglio formulata utilizzando anche nuovi linguaggi, incluso quello più immediato ed emotivamente coinvolgente della grafica. Siamo quindi enormemente riconoscenti al Prof. Chiarini e ai giovani dell’Accademia di Belle Arti Santa Giulia per il lavoro straordinario che ci presentano oggi, che colpisce, commuove, fa pensare. Di fronte a queste immagini non si può che sostare colpiti dalla qualità del lavoro, dall’abilità di combinare il messaggio con la veste grafica in un modo che lascia tracce profonde nel visitatore della mostra. Se ce ne fosse bisogno è ancora un’altra, profonda testimonianza del fatto che sui giovani si può, si deve investire, che su di loro si può far conto per costruire quel mondo migliore che le inquietudini del nostro tempo sembrano rendere talora così lontano.