Giacomo Bessi

RUDIANO, VIA CASTELLO 35

QUI ABITAVAGIACOMO BESSI

NATO IL 29.12.1916

DEPORTATO A DACHAU

ASSASSINATO 13.5.1944 – NATZWEILER-STRUTHOF

A Rudiano, lungo le rive dell’Oglio, nacque il 29 dicembre 1916 Giacomo Bessi, figlio di Battista e Angela Nava. Come molti giovani del suo tempo, crebbe in una famiglia semplice, legata al lavoro e alle abitudini di una comunità che cercava stabilità in anni difficili. Giacomo frequentò solo pochi anni di scuola: al terzo anno lasciò i banchi per aiutare la famiglia, prima come manovale, poi come ambulante. Nel 1940 sposò Carola Massetti, e in quegli anni difficili nacquero anche i suoi figli, che però il destino non gli permise di vedere crescere. Quando l’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale, la vita di Giacomo cambiò come quella di tanti altri. Aveva già svolto il servizio militare come aviere, ma nel 1940 fu nuovamente richiamato. Prestò servizio anche in Africa Settentrionale, un fronte complicato per il clima e per la mancanza di rifornimenti. Dopo un rientro momentaneo, nel febbraio 1942 venne richiamato ancora e fu assegnato al Terzo Reggimento del Genio, nella compagnia dei Fotoelettricisti. Era un reparto tecnico, specializzato nell’uso di potenti fari per illuminare il cielo e individuare gli aerei nemici. Un compito importante, soprattutto in anni in cui la guerra aerea diventava sempre più centrale. La sua storia però prese una svolta improvvisa nella notte tra il 31 marzo e il 1º aprile 1943, alla stazione di Brescia. Qui Giacomo si trovava con due commilitoni. I documenti raccontano che avevano bevuto troppo e che il loro comportamento era diventato rumoroso. Un sottufficiale della Regia Marina intervenne per riportare l’ordine, ma la situazione degenerò e ne nacque una colluttazione: Giacomo colpì l’uomo, sostenendo poi di non averne riconosciuto il grado. Un episodio che in tempo di pace sarebbe forse rimasto una rissa mal gestita, nel contesto dell’esercito (già provato dalla guerra) diventò un caso grave. Arrestato già il giorno seguente, il 4 giugno 1943 Giacomo Bessi fu processato dal Tribunale Militare di Verona e condannato a quattro anni di reclusione. Era una sentenza severa, ma coerente con le rigide regole del tempo. Dopo il processo venne trasferito in varie strutture di detenzione, in attesa di scontare la pena. La situazione precipitò l’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio. In tutta Italia regnarono confusione e incertezza: reparti sciolti, soldati senza ordini, e soprattutto l’arrivo delle truppe tedesche, che occuparono rapidamente il Nord. Anche i militari italiani già detenuti furono catturati e trasferiti in Germania. Giacomo fu prelevato dalla fortezza di Peschiera il 20 settembre e, due giorni dopo, giunse al campo di concentramento di Dachau, dove gli venne assegnata la matricola 53823. Da quel momento divenne un Internato Militare Italiano (IMI), cioè un soldato che non aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana e che non aveva accettato di combattere al fianco dei tedeschi. Per questo non fu riconosciuto come prigioniero di guerra e non ottenne alcuna protezione internazionale. Dachau, uno dei primi e più noti lager del sistema nazista, rappresentava per gli internati un luogo di sfruttamento estremo. Il 21 marzo 1944 Giacomo fu trasferito nel lager di Natzweiler-Struthof, in Alsazia. Il campo, costruito in una zona montuosa, era noto per l’alta mortalità e per i lavori massacranti ai quali i prigionieri erano costretti. Qui, come molti altri, fu impiegato in attività faticosissime, spesso svolte in condizioni climatiche rigide e senza adeguata alimentazione. Purtroppo, i documenti non permettono di sapere con precisione quali incarichi svolgesse. Il 13 maggio 1944, a soli 27 anni, Giacomo morì nel campo. La causa non è indicata con certezza: forse una malattia, forse l’indebolimento dovuto alla malnutrizione e al lavoro coatto. Come per molti prigionieri, la sua fine venne registrata in modo minimale, senza dettagli e senza possibilità di salvezza. Oggi ricordare Giacomo Bessi significa osservare da vicino una storia che non parla solo di guerra, ma anche di come le vite comuni possano essere travolte dagli eventi. La sua vicenda, iniziata in un piccolo paese della provincia bresciana, ci aiuta a comprendere la complessità della storia e il valore della memoria. Giacomo era un giovane come tanti, con sogni semplici e sinceri, spezzati troppo presto. Raccontarlo significa impedire che il silenzio inghiotta ancora una volta ciò che la violenza ha tentato di cancellare.

A cura dell’Istituto Comprensivo di Rudiano. Si ringraziano la famiglia Bessi, in particolare Alessandra Bessi, per la preziosa testimonianza, il Dott. Morris Marranzano insieme alle sezioni ANED di Brescia e Verona, il Dott. Nicolò Da Lio dell’Università degli studi di Padova per il reperimento del materiale, la Dott.ssa Elisa Consolandi, Vicesindaco di Rudiano, e l’Ufficio Anagrafe del Comune di Rudiano per il supporto.

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