Martino Attilio Zampatti

VEZZA D’OGLIO, VIA SAN MARTINO 12

QUI ABITAVA MARTINO ATTILIO ZAMPATTI

NATO il 10.9.1914

CATTURATO 9.9.1943 A SCUTARI

INTERNATO MILITARE A FALLINGBOSTEL BAD SULZA

ASSASSINATO 7.2.1944 A MITTELBAU DORA

 

Martino Luigi Attilio Zampatti nacque il 10 settembre 1914 nel nostro paese, a Vezza d’Oglio, comune dell’Alta Valle Camonica, in provincia di Brescia. Era figlio di Antonio e di Bortola Bonavetti. La sua storia è stata segnata dalla guerra fin dalla nascita: il 28 ottobre 1915 infatti, durante la prima guerra mondiale, suo padre morì in battaglia sul fronte dell’Isonzo, dove l’esercito italiano stava combattendo quello austro-ungarico. Martino, dopo aver terminato l’istruzione elementare, intraprese la professione di meccanico. In seguito sposò Giovanna Cortini, originaria del vicino paese di Incudine, dalla quale ebbe un figlio, Antonio, e una figlia, Maria Bortola. La famiglia viveva nel centro di Vezza d’Oglio, nella casa sita in via San Martino, al numero 12. Martino fu richiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale, e inquadrato nel 72° reggimento di fanteria della Divisione Puglie (alcuni documenti riportano erroneamente l’arruolamento nell’82° reggimento), con la quale prese parte alla guerra sul fronte greco-albanese. In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, anche i soldati italiani nei Balcani furono accerchiati e catturati dalle truppe tedesche. In quei giorni concitati, anche Martino venne arrestato a Scutari, in Albania. Da qui, fu deportato in Germania e il 26 settembre internato nello Stalag XI-B di Fallingbostel, nella Bassa Sassonia. Martino rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, opponendosi in questo modo al Nazismo e al Fascismo, e fu dunque tenuto come prigioniero nei lager. Il 17 ottobre fu trasferito nello Stalag IX-C di Bad Sulza, in Turingia, nel cuore della Germania, e il 30 dello stesso mese nel vicino campo di concentramento di Dora-Nordhausen, sottocampo del famigerato lager di Buchenwald, uno dei più grandi campi di sterminio costruiti dal Nazismo. Qui, Martino fu costretto a lavorare nella costruzione dei missili V-2, le cosiddette Wunderwaffe, le «armi miracolose» con le quali Hitler contava di ribaltare le sorti del conflitto. Il lavoro coatto, svolto in condizioni durissime e in assenza di cibo, portò Martino ad ammalarsi gravemente nel giro di pochi mesi. Il 7 febbraio 1944, colpito da un’infiammazione polmonare, morì nel lager in cui era tenuto prigioniero, e qui fu probabilmente sepolto in una fossa comune, senza ricevere la pietà di una tomba individuale. Nel 1968 la vedova ottenne un indennizzo, che non poté però certo consolare il dolore per aver perso il marito, nonché padre dei suoi figli. Anche Martino, come molti altri, perse la vita e la gioventù nei campi nazisti, ma il suo coraggioso sacrificio non è stato dimenticato e il suo paese continua a ricordarlo con orgoglio.

A cura degli studenti della classe 3a della scuola secondaria di I grado «Nicostrato Castellini» di Vezza d’Oglio, coordinati dal dott. Daniele Orsatti e dalla prof.ssa Fabiana Guizzardi. Si ringraziano i discendenti, e in particolare il bisnipote Davide Zampatti.

Top