Martino Ventura
VEZZA D’OGLIO, VIA SAN CLEMENTE 5
QUI ABITAVA MARTINO VENTURA
NATO IL 22.8.1911
CATTURATO 12.9.1943 A CUNEO
INTERNATO MILITARE A GROSS FULLEN
MORTO il 29.6.1945
Martino Ventura nacque il 22 agosto 1911 a Vezza d’Oglio, comune dell’Alta Valle Camonica, in provincia di Brescia. Era figlio di Andrea (lo scotüm, il soprannome della famiglia, era «Palanche») e di Caterina Orsatti, e crebbe nella casa paterna sita al numero 5 di via San Clemente, nel centro storico del proprio paese. Il 10 marzo del 1932, per svolgere il servizio di leva, entrò per la prima volta nell’esercito, dal quale si congedò il 25 agosto successivo. Il 12 febbraio del 1935, tuttavia, fu richiamato alle armi per le esigenze belliche nell’Africa Orientale Italiana. Martino rimase a combattere in Etiopia per quasi due anni, fino al congedo ottenuto il 19 dicembre 1936. Tornato a casa, Martino sposò la compaesana Giacomina Bertoletti, con la quale rimase ad abitare nella casa di via San Clemente, che negli anni seguenti si popolò dei quattro figli avuti dalla coppia: Andrea, Domenica (ancora vivente), Caterina e Bortolo. Martino sperava probabilmente che i suoi giorni da soldato fossero terminati, ma allo scoppio della seconda guerra mondiale dovette abbandonare nuovamente la famiglia per rispondere alla chiamata alle armi. Con il grado di caporalmaggiore, fu assegnato alla specialità degli Alpini (nella quale prestavano servizio molti degli uomini di Vezza d’Oglio richiamati nell’esercito), e più precisamente al 7° reggimento della Divisione Alpina Pusteria. La divisione combatté in Francia e poi in Grecia, e in seguito venne assegnata all’occupazione della Provenza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la divisione rientrò in Italia. Il 12 settembre, presso Cuneo, gli uomini della Pusteria furono accerchiati dalle truppe tedesche, che avevano nel frattempo invaso l’Italia, e quasi tutti gli alpini, tra cui Martino, furono costretti alla resa, catturati e deportati in Germania. Come altri, Martino si rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di proseguire la guerra agli ordini di Hitler e Mussolini, e per questo motivo fu imprigionato in un lager. Fu internato nello Stalag VI C/Z di Fullen, nella regione della Bassa Sassonia, vicino al confine tra la Germania e i Paesi Bassi. Qui rimase prigioniero sino al termine del conflitto. Nel campo, che non disponeva di adeguate strutture sanitarie, gli internati italiani furono impiegati nel pesante lavoro di bonifica delle torbiere, e poi anche in attività agricole e industriali. Il duro lavoro, le precarie condizioni igieniche e l’insufficiente alimentazione portarono al deperimento fisico dei prigionieri e alla diffusione di malattie. In particolare, a Fullen si diffuse la tubercolosi, che anche Martino potrebbe aver contratto. Il lager fu liberato dalle truppe canadesi il 5 aprile del 1945, ma Martino poté godere per poco della riconquistata libertà. Il 29 giugno del 1945, infatti, a guerra era ormai terminata, morì a Gross Fullen, forse proprio a causa della tubercolosi il cui contagio era stato favorito dalle pessime condizioni in cui gli internati erano stati costretti a vivere. La salma di Martino fu in un primo momento sepolta nel cimitero di Fullen (fila 3, campo F, tomba 732), e nel 1958 traslata nel Cimitero Militare Italiano d’Onore ad Amburgo (riquadro 3, fila Q, tomba 49), dove riposa ancora oggi. Dopo la guerra, la vedova e i figli di Martino continuarono a vivere a Vezza d’Oglio, in via XX settembre, senza aver mai dimenticato il marito e il padre che era stato deportato nei lager, e che da essi non aveva mai più fatto ritorno. Tale memoria continua oggi a sopravvivere nella sua comunità, che, riconoscente, onora il suo sacrificio.
A cura degli studenti della classe 2a della scuola secondaria di I grado «Nicostrato Castellini» di Vezza d’Oglio, coordinati dal dott. Daniele Orsatti e dalla prof.ssa Roberta Ventura. Si ringraziano i nipoti Daniela Ventura, Alberto Ventura e Anna Donati.
