Raimondo Bertoli

BRESCIA, VIA DEI MILLE 9

QUI ABITAVA RAIMONDO BERTOLI

NATO IL 16.1.1912

ARRESTATO COME POLITICO

DEPORTATO A DACHAU

ASSASSINATO 21.3.1944

Nato a Brescia il 16 gennaio 1912, figlio di Clemente Bertoli, oste, e Domenica Sandri, casalinga, abitava in Via dei Mille n. 9, allora accessibile da Vicolo Galizia. Celibe, con licenza elementare, lavorava come sarto. Richiamato alle armi nel 46° Reggimento Artiglieria di stanza a Trento, 17 dicembre 1941, non si presentò alla sede di destinazione. Arrestato e processato dal Tribunale militare di Verona, fu condannato il 7 gennaio 1942 a due anni e sei mesi di reclusione per diserzione. Detenuto nel carcere militare di Gaeta dal 1° aprile 1943 per furto, fu poi trasferito a Peschiera del Garda. In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 Bertoli, che si trovava ancora in detenzione, venne fatto prigioniero dalle forze tedesche entrate in Italia e il 20 settembre 1943 venne deportato su disposizione della Kriminalpolizei di Monaco nel campo di concentramento di Dachau con il trasporto ferroviario n. 002. Questo convoglio, adibito a penitenziario militare, contava 1791 prigionieri (identificati 1788) considerati disertori, renitenti o “asociali”, partì da Peschiera del Garda il 20 settembre 1943 e arrivò nel campo di concentramento di Dachau il 22 settembre 1943. È storicamente documentato, che il carcere di Peschiera del Garda fosse utilizzato da tedeschi e dalla RSI come centro di raccolta e smistamento di prigionieri politici, militari sbandati e renitenti alla leva, come pure che ai militari italiani detenuti dopo l’8 settembre 1943 venisse spesso offerta la possibilità di aderire alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) o di collaborare con le forze tedesche in cambio di benefici. Pare quindi plausibile ritenere che Raimondo Bertoli si fosse rifiutato di accettare qualsiasi forma di collaborazione e per questo venne catalogato come prigioniero politico e deportato. Bertoli fu registrato nel lager con il numero di prigioniero 54351, inizialmente classificato come Schutzhäftling, prigioniero in custodia protettiva (triangolo rosso), dal 29 novembre 1943 fu trasferito alla categoria Arbeitszwang Reich (triangolo nero), destinato al lavoro forzato. Raimondo Bertoli era rinchiuso nel Block 12/4, utilizzato per prigionieri politici, renitenti alla leva e oppositori alla RSI oltre che prigionieri usati per i lavori forzati. Da un registro dell’infermeria del campo, recuperato dagli archivi di Arolsen, apprendiamo che Raimondo Bertoli il 19 marzo 1944 era ricoverato per avvelenamento da alcool, le sue condizioni fisiche peggiorarono rapidamente e morì il 21 marzo 1944 alle 8:15 del mattino, ufficialmente per colpo apoplettico dovuto a polmonite; è sepolto nel cimitero del campo.

Dalla ricostruzione dell’albero genealogico di Raimondo Bertoli emerge che egli ebbe tre fratelli naturali: Raimondo Venicio (1907 – data di morte ignota), Elvira Teresita Bertoli (1908–1909), Elvira (1910–1928) e Maria Bianconi, sorella acquisita, nata nel 1918 e vissuta 15 giorni. Non è quindi stato possibile risalire a dei parenti in vita.

 

A cura di Isabella Sala, Miriam Corsetti, Sofia Mazza, Martino Magri, Giulia Turla, Greta Antonelli, Diletta Maria Tranchina, Maria Vittoria Chiari, Angelica Mucchetti della Scuola Canossa Campus, coordinati dalle prof.sse Giulia Fontana e Alice Mazzotti (anno scolastico 2025-2026).

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