Ricordare Matteo Perrini
Testo di Alberto Franchi, presidente della Ccdc, che costituisce la premessa al libro Matteo Perrini. Testimonianze e scritti edito dal Ce.Doc.
Ricordare Matteo Perrini non è solo una doverosa espressione di riconoscenza verso chi nella sua vita tanto ha donato, ma è anche un’occasione per riflettere sull’evoluzione della nostra città, intesa come comunità di uomini e donne che vivono, maturano e si sviluppano o, ahimè, sfioriscono insieme.
Matteo Perrini, guidato dalla lungimiranza del suo pensiero e armato della forza di un sorriso aperto e sincero, si impegnò con dedizione per il bene e la costruzione della città, creando qualcosa di nuovo che superava gli schemi di quanto allora esisteva: la Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura (Ccdc). Era il 1976, anni cosiddetti di piombo, in cui l’Italia e Brescia soffrivano la violenza del terrorismo; il marxismo culturalmente imperante lasciava poco spazio per i cattolici nel dibattito pubblico, sebbene la Democrazia Cristiana fosse il partito maggioritario; tra gli studenti era particolarmente accesa la contrapposizione ideologica tra rossi e neri. In quel contesto richiedeva coraggio invitare nel salone Bevilacqua della Pace i dissidenti espulsi dall’Unione Sovietica o dalla Cecoslovacchia a parlare pubblicamente della letteratura del samizdat e dei diritti umani calpestati nei paesi del socialismo reale. Altrettanto controcorrente era la presentazione della rivolta morale dei giovani della Rosa Bianca, condannati a morte nel 1944 per aver pubblicato e diffuso volantini ciclostilati, in cui si appellavano alla coscienza del popolo tedesco affinché si ribellasse alla sanguinosa dittatura nazista. La Ccdc offrì fin da subito occasioni di cultura pensate e organizzate con spirito di gratuità al servizio non di un gruppo di amici, ma dell’intera città. In questo modo Brescia incontrò premi Nobel, personalità di livello nazionale e internazionale che fossero testimoni o maestri.
Altro gesto di saggezza e coraggio fu quello di coinvolgere nell’attività della Ccdc i giovani: studenti liceali e dei primi anni di università. Matteo Perrini non solo li ascoltava, ma sapeva anche ritirare le sue proposte per accettare le loro e al tempo stesso trasmettere il valore della democrazia, il senso della giustizia, l’apertura al dialogo ecumenico, la diffidenza verso quei sistemi che riducono l’uomo a una sola dimensione e, infine, la passione di coltivare una coscienza critica e libera, fondata sul Vangelo.
Ma ricordare Matteo Perrini non ci può non far riflettere su un altro aspetto: nato e formatosi in Puglia venne a Brescia non per caso, ma perché attratto dal cenacolo raccolto da Vittorino Chizzolini intorno all’Editrice La Scuola. Viene da chiedersi se la nostra Città oggi esprima figure analoghe, capaci di testimoniare in maniera schietta valori autentici e di operare pubblicamente per il bene della città.
Questo volume intende così suscitare la riflessione su quello che è stato e su tutti gli snodi della contemporaneità che Matteo Perrini ha saputo via via discernere e affrontare, anche dopo – per fare solo due esempi – la caduta del comunismo e l’affievolirsi di molte istanze conciliari anche nella Chiesa italiana. Per capire se il presente e il futuro potranno trarne insegnamento proficuo o se invece la sua testimonianza non stia ancora in larga parte davanti a noi come pungolo.
