
Socrate e la ricerca del senso
Lunedì 27 aprile 2026 a 50 anni esatti dalla costituzione della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura, nella Sala Bevilacqua di via Pace n. 10 a Brescia alle ore 18.30 si è tenuto un incontro sul tema “Socrate e la ricerca del senso” che ha preso spunto dalla affermazione di Socrate riportata da Platone nell’Apologia (38a): «Una vita senza l’esame del pro e del contro non è degna per l’uomo di essere vissuta».
Sono intervanuti Luigi Alici, professore emerito Filosofia morale nell’Università di Macerata, e Arianna Fermani, professoressa di Storia della filosofia antica nell’Università di Macerata. L’attore Luciano Bertoli ha letto alcuni testi tratti dai dialoghi platonici.
L’iniziativa è stata introdotta dal Presidente della CCDC Maurizio Faroni e dal Presidente del Consiglio comunale Roberto Rossini che hanno ricordato l’impegno cinquantennale della Cooperativa per la città e dal consigliere Luca Ghisleri (docente Università Piemonte Orientale).
L’incontro, promosso dalla CCDC Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura in collaborazione con i Padri della Pace, ha il patrocinio del Comune di Brescia e della Regione Lombardia, e rientra nelle iniziative per il 50 anni della CCDC sostenute da Fondazione Comunità Bresciana, Fondazione ASM e Fondazione Banca San Paolo.
INTRODUZIONE DI LUCA GHISLERI. Ci ritroviamo qui stasera per festeggiare i 50 anni dalla fondazione della nostra Cooperativa. Nella festa si fa memoria dell’origine e il modo adeguato per fare memoria dell’origine è renderla viva e quindi attiva nel nostro presente. La nostra origine dice riferimento in particolare a Matteo Perrini e al suo amore per Socrate, considerato da lui come uno dei fondamenti essenziali della cultura europea. Da qui il titolo del nostro incontro: Socrate e la ricerca del senso, un titolo centrato sulle tre parole Socrate, ricerca e senso, che commento brevemente a partire dall’ultima. Il senso è una parola ampia e profonda perché indica insieme il vicino e il lontano, il particolare che ci è più prossimo e l’universale verso cui tendiamo, il senso inteso nel suo versante sensibile che dice il nostro rapporto qui e ora con la realtà e insieme la direzione della nostra vita, le grandi domande che ci poniamo per dare ad essa appunto un senso. E che cosa collega il senso come sensibilità e vicinanza e il senso come direzione e orizzonte? La ricerca, ovvero la seconda parola del nostro titolo, la ricerca che dice della tensione perenne che ci abita al superamento dell’immediato verso un’istanza ultima nella quale poterci riconoscere e compiere, una ricerca che parte anzitutto dal senso comune, nel quale ci troviamo e che non dobbiamo mai perdere di vista se non vogliamo rischiare l’astrazione; ma un senso comune da cui dobbiamo anche saper prendere le distanze per poterlo vedere meglio nei suoi aspetti positivi e nelle sue criticità. Ecco l’importanza del dire no al pensiero dominante, del fare esperienza diretta della realtà, andando alle fonti e alle radici dei problemi senza accontentarsi del “si dice” e del “si fa”, ecco la dimensione classica ovvero sempre attuale dell’insegnamento di Socrate – il primo termine del nostro titolo – per il quale “una vita senza l’esame del pro e del contro non è degna per l’uomo di essere vissuta” (una frase amata da Matteo Perrini e, com’è noto, contenuta nell’“Apologia di Socrate”). Una vita senza ricerca e cioè senza l’esame delle ragioni per le quali vivere non ha senso di essere vissuta. E, mediante la sua ricerca, che cosa ci insegna Socrate? Sicuramente, mi pare, che la ricerca dell’universale si fa insieme e non da soli (ecco l’importanza del dialogo socratico – come si sa Socrate non scrisse nulla), che ognuno con l’aiuto degli altri deve trar fuori da sé ciò che in lui è virtualmente contenuto (ecco l’importanza dell’educazione), che la ricerca è sempre aperta e che l’importante è esserne consapevoli (ecco il sapere di non sapere), che l’essenziale per l’uomo, potremmo forse dire, è l’essere e non l’avere (ecco l’importanza dell’anima, del conoscere noi stessi, dell’essere consapevoli che il bene e la virtù si identificano con il sapere), e ancora che non è lecito reagire all’ingiustizia con l’ingiustizia in nessun caso e per nessun motivo (ecco le vicende processuali di Socrate e la sua morte) e in riferimento a ciò che la filosofia ha una imprescindibile funzione sociale e deve sempre essere pungolo critico della politica ingiusta e incompetente, ovvero che il sapere libero non deve di per sé sorreggere il potere istituito, anche se questo può avere dei costi molto alti (ecco la coerenza socratica tra pensiero e vita). E mi piace ricordarlo nel luogo in cui ci troviamo, la sala dedicata a padre Giulio Bevilacqua che ci ha insegnato che “Le idee valgono non per quello che rendono ma per quello che costano”.
Ma meglio di quanto ho qui richiamato scriveva Matteo Perrini in un articolo comparso sul “Giornale di Brescia” del 6 marzo 1993, delineando alcuni essenziali caratteri del grande filosofo ateniese (l’articolo è – tra centinaia di altri istruttivi articoli – consultabile in quello scrigno di cose vere, buone e belle che è il sito internet della nostra Cooperativa, recentemente aggiornato e reso ancora più fruibile). Matteo, che aveva scritto molto su Socrate (ricordo, oltre a decine di articoli tra cui quello del 21 novembre 1996 ripubblicato oggi sul “Giornale di Brescia”, le parti a lui dedicate nei due libri postumi Filosofia e coscienza. Socrate Seneca Agostino Erasmo Thomas More Bergson, pubblicato da Morcelliana nel 2008 e il libro del 2015 Appunti di filosofia. Dalle origini a Tommaso), Matteo, dicevo, nell’articolo ricordato scriveva: “Socrate è il vero iniziatore dell’umanesimo perenne, l’‘impolitico’ di cui la politica ha sempre bisogno. Il contributo di Socrate è di portata immensa. Egli sollevò la crisi del costume etico a problema morale e fondò l’etica come scienza; nella ricerca delle leggi logiche scoprì il valore del concetto e dei procedimenti induttivi; con la concezione dell’anima come realtà spirituale esplorò la struttura e la legge di questo cosmo interiore, gettando le basi della tradizione intellettuale e morale dell’Occidente. Egli fu un impareggiabile maestro di vita che insegnò il metodo di ogni autentico insegnamento, combattendo dogmatismo e scetticismo congiuntamente, poiché ravvisò in essi lo Scilla e il Cariddi della ricerca umana, gli atteggiamenti e gli ostacoli più frequenti dinanzi ai quali si arresta e si dissolve l’impegno per una vita personale e sociale secondo verità. La missione ‘educativa’ di Socrate, pertanto, consiste in una lotta per la ragione, contro la misologia, cioè l’odio al logos, nelle sue più diverse manifestazioni, e nella critica delle premesse agnostiche e scettiche di quel pessimismo senza catarsi che caratterizza ‘il vuoto di valori’ della mentalità sofistica”.
Ci aiutano questa sera a ricordare la grandezza di Socrate la professoressa Fermani, che illustrerà alcune delle linee essenziali del suo pensiero, anche in riferimento alla frase dell’Apologia di Socrate ricordata (il suo intervento sarà preceduto dalla lettura di alcuni testi platonici da parte dell’attore Luciano Bertoli). Seguirà la riflessione proposta dal professor Alici sul significato generale e perenne del pensiero di Socrate, anche in relazione alla necessità sempre attuale di un approccio critico alla realtà. Ricordo che Arianna Fermani è Professoressa associata di Storia della filosofia antica presso l’Università di Macerata. Le sue ricerche vertono principalmente sull’Aristotele etico e sono caratterizzate da un “approccio multifocale” alla filosofia antica. Tra le sue numerose pubblicazioni: Vita felice umana: in dialogo con Platone e Aristotele (2006, 20192); L’etica di Aristotele. Il mondo della vita umana (Morcelliana, 2012); Aristotele e l’infinità del male. Patimenti, vizi e debolezze degli esseri umani (Morcelliana, 2019); L’etica di Aristotele. Il mondo della vita umana (Morcelliana, 2021); Concedetemi di diventare bello dentro. Viaggio alato nel «Fedro» di Platone (2024); Perché leggere ancora Aristotele (2025). Luigi Alici è Professore emerito di Filosofia morale presso l’Università di Macerata. I suoi principali ambiti di ricerca nascono da una rilettura del pensiero agostiniano, condotta alla luce di alcune istanze della filosofia contemporanea, e riguardano i temi dell’identità personale, dell’azione e della “reciprocità asimmetrica”. Le sue ricerche più recenti, a partire dai temi della fragilità e della cura, sono dedicate al rapporto tra natura, tecnologia e libertà, esaminato sotto il profilo della loro rilevanza morale. Tra le sue numerosissime pubblicazioni: L’altro nell’io. In dialogo con Agostino (1999); La via della speranza. Tracce di futuro possibile (2006); Cielo di plastica. L’eclisse dell’infinito nell’epoca delle idolatrie (2009); Il fragile e il prezioso. Bioetica in punta di piedi (Morcelliana, 2016); Filosofia morale (Scholé, 2021); Liberi tutti. Il bene, la vita, i legami (2022); Natura e persona nella crisi planetaria (2023). Vi ringrazio molto per aver accettato il nostro invito a portare il vostro contributo al nostro incontro e alla nostra festa e vi confermo che siamo molto contenti di potervi ascoltare.
Conclusione: Matteo Perrini scriveva sul “Giornale di Brescia” nel dicembre 2006, in occasione della rappresentazione scenica da parte di Carlo Rivolta della grande trilogia socratica (Critone, Apologia di Socrate, Fedone): “Nei Taccuini di Albert Camus si legge questa splendida massima: ‘Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Che cambi in esempio’. Ebbene, Socrate ha cambiato il mondo con il suo pensiero e con il magistero della sua vita”. Grazie, Matteo, per avercelo ricordato per sempre!